Soluzioni antiriciclaggio per il comparto oro

Soluzioni antiriciclaggio per il comparto oro: come presidiare il rischio sulle controparti.

Il mercato dell'oro vive una stagione di valori record, e nello stesso momento le regole antiriciclaggio che riguardano chi commercia oro e metalli preziosi stanno per diventare molto più stringenti. Per gli operatori della filiera questo significa che entro il 2027 dovranno conoscere a fondo le proprie controparti, attraverso un processo di analisi solido, tracciabile e ripetibile. Questa pagina spiega perché i due fenomeni sono collegati, dove si annida la difficoltà reale e quali soluzioni antiriciclaggio aiutano la filiera dell'oro a restare conforme senza appesantire l'operatività.

Perché prezzi alti e controlli più severi vanno insieme.
Conviene partire da una domanda: perché proprio ora il legislatore stringe le maglie sul comparto?
Un bene diventa interessante per chi vuole spostare o nascondere denaro nello stesso momento in cui diventa interessante per tutti. L'oro è da sempre liquido, facile da trasportare e difficilmente tracciabile nei suoi passaggi “fisici”. Quando il suo valore sale, le sue caratteristiche rendono questo metallo un veicolo più appetibile anche per finalità illecite.

L'attenzione delle autorità si applica quindi in una logica di risk-based-approach, laddove il rischio aumenta insieme all’alzarsi del valore.

Più l'oro pesa nell'economia reale, più diventa logico estendere a chi lo tratta gli stessi obblighi di adeguata verifica già previsti per banche e intermediari finanziari.

Cosa cambia per chi opera nella filiera dell'oro.
La direzione è chiara. L'Europa si sta dotando di un corpo di regole antiriciclaggio uniforme e applicabile allo stesso modo in tutti i Paesi, e tra i destinatari rientrano in modo esplicito i commercianti di oro, metalli e pietre preziose, gioielli e oggetti di valore. Per molti operatori è un cambiamento di fondo: obblighi percepiti fino a ieri come materia "da banche" diventano parte ordinaria del mestiere.

In Italia il percorso è già cominciato. La disciplina storica del commercio dell'oro, la legge 7/2000, è stata rivista dal decreto legislativo 211 del 2024, in vigore dal gennaio 2025. Sono state ampliate le definizioni di oro da investimento e di materiale d'oro, fino a comprendere i semilavorati e l'oro destinato a successiva lavorazione; la soglia rilevante per le dichiarazioni in oro all'Unità di Informazione Finanziaria è stata abbassata a diecimila euro; e la vigilanza sugli operatori professionali in oro è passata dalla Banca d'Italia all'Organismo Agenti e Mediatori, presso cui è stato istituito un apposito registro, affiancato a quello già previsto per gli operatori compro oro.

È il segnale di una traiettoria precisa: il commercio dell'oro esce a poco a poco dalla logica della sola dichiarazione per entrare in quella, più esigente, della conoscenza della controparte. Il pacchetto antiriciclaggio europeo atteso per il 2027 completerà il disegno, portando a regime l'adeguata verifica della clientela, l'individuazione del titolare effettivo e il monitoraggio continuo delle controparti come parte ordinaria dell'attività.

In concreto vuol dire conoscere davvero la propria clientela, capire chi c'è dietro una società quando la controparte non è una persona fisica, controllare che il soggetto con cui si lavora non figuri in liste di sanzioni e non fermarsi alla verifica iniziale, ma seguire la controparte nel tempo. Singolarmente sono attività gestibili. La difficoltà nasce dal quadro d'insieme.

La complessità è nella rete di controparti, non nel singolo controllo.
Un operatore della filiera dell'oro non ha "una" controparte da verificare: ne ha molte, e profondamente diverse tra loro.
Una fonderia o un banco metalli lavora a monte con raffinerie e importatori, e a valle con gioiellieri, dettaglianti e operatori che acquistano oro dai privati. In mezzo si muovono intermediari e agenti, talvolta in Paesi con livelli di trasparenza molto diversi dal nostro. Verificare una persona che vende qualche oggetto in oro è un conto; ricostruire chi controlla davvero una società estera dall'assetto opaco è un altro, e di solito è proprio lì che si concentra il rischio maggiore.

A complicare il quadro intervengono due fattori. Il primo è il fenomeno delle omonimie: controllare un nome rispetto alle liste sanzionatorie o di reati produce quasi sempre falsi allarmi, e distinguere l'omonimo dal soggetto pericoloso richiede competenza, non soltanto un software. Sbagliare in eccesso blocca clienti legittimi; sbagliare in difetto lascia passare un rischio reale.

Il secondo è che il rischio non è una fotografia: una controparte oggi in regola può cambiare profilo domani e un presidio costruito su una verifica iniziale si degrada in fretta.

Si capisce perché gestire la conformità con fogli di calcolo, controlli manuali e fonti consultate caso per caso sia un azione destinata a infrangersi sulle prime complessità, legate al numero di controparti e all’evolversi del business.

Un presidio antiriciclaggio unico, efficace su ogni controparte.
Di fronte a questa complessità la via più solida non è moltiplicare i controlli, ma ricondurli a un unico processo di adeguata verifica, valido per qualunque controparte: persona fisica o società, soggetto italiano o estero, rapporto occasionale o continuativo. Un processo unico riduce errori e duplicazioni, e soprattutto lascia una traccia coerente: nel confronto con le autorità, poter dimostrare cosa è stato verificato e perché conta quanto il controllo in sé.

È su questa logica che Cheope ha costruito le proprie soluzioni antiriciclaggio per il comparto oro e metalli preziosi:
- Verifica delle controparti in Italia e all'estero, con un processo unico applicabile sia alle persone fisiche sia alle società dall'assetto complesso.
- Report completi su persone fisiche e giuridiche, per ricostruire chi c'è realmente dietro una controparte, titolare effettivo incluso.
- Screening di reati e sanzioni internazionali, per intercettare i soggetti attenzionati prima di avviare il rapporto.
- Risoluzione certificata delle omonimie, con il supporto diretto di analisti specializzati: la tecnologia segnala, l'analista discrimina i casi dubbi.
- Monitoraggio continuo del rischio lungo tutta la filiera, perché il profilo di una controparte va seguito nel tempo e non solo all'apertura del rapporto.

Prepararsi adesso conviene.
L'adeguamento al nuovo quadro antiriciclaggio non è una scelta, ma il modo in cui ci si arriva fa la differenza tra una conformità che frena e una che lavora in silenzio dentro i processi. Costruire oggi un presidio unico sulle controparti significa farsi trovare pronti nel 2027, senza rincorrere i singoli obblighi all'ultimo.

Cheope Risk Management affianca produttori, fonderie, banchi metalli, gioiellieri e operatori della filiera dell'oro nella costruzione di processi antiriciclaggio conformi e tracciabili.

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